postato da Milionapoli alle ore 16:32
venerdì, 23 novembre 2007

Pasquà, passami ‘nu foglio e ‘na penna, ca ci dobbiamo dire a tutti i nostri amici dove eravamo e il picchè non ci siamo fatti vetere pè quacche giorno.

Dunque cari amici cari, mii e di Pasquale pure, noi siamo stati all’estero della nazionale, fuori dalli confinanti della nostra amata Patria: siamo andati in Frangia.

Pè la precisazione abbiamo andati a alloggiare in un quartiero nella periferia di Pariggiparis_dakar_vtt che sempre pè la precisazione si chiamava Pariggi-Dakkà. Era uno di quelli quartieri dove i poliziotti frangesi e i neri frangesi se le sono suonate a tutta forza coomme i cacati pecchè i neri frangesi dicevano che conoscevano i poliziotti frangesi, ma i poliziotti frangesi dicevano ma se siete neri ma come cazzo fate a essere frangesi? E allora mazzate da tutte le parti!

Infatti quando siamo arrivati io e Pasquale alla Pariggi-Dakkà abbiamo trovato nu casino di motociclette abbruciate, machine gip, camion senza ‘o cassone. Tutti pieni di polvere del deserto. 'Na vera zuzzimma!! E poi dicono che i napoletani sò sporchi, ma l'avete mai visti i frangesi?

L’accoglienza è stata specifica e ancora che non teniamo parole: ci hanno fatto addurmire in un tendone ca ci stavano i leoni e pure li elefanti. E io e Pasquale abbiamo penzato ca stavamo in un quartiere che era un deserto, co tutti gli animali feroci incazzati. Pasquale c’aveva paura di addurmirsi pecchè penzava ca venivano i beduini e ci facevano il servizio. Quelli i beduini nun conoscono a nessuno, se vedono due chiappa ca si muovono...zac!

Poi hanno stutato le luci e sentivamo come un carrarmato vicino vicino a noi. Io penzavo ca stavano arrivanto gli alliati e Pasquale si ha tranquillizzato. Ma mentre stavo pè pigliare suonno, Pasquale ha fatto un zumpo sulla branda che si so rotti tutti i piedi e ha cominciato a alluccare. E io ci ha detto, ma Pasqquà che cazzo allucchi in piena nuttata? non lo vedi ca sceti a tutti i frangesi della Frangia? Ma mica stiamo a casa nostra, ca possiamo alluccare, tanto nun ci sente nisciuno, pecchè stanno tutti alluccando?

E lui mi ha detto: ma chi ha stutato la luce nel deserto?

E io ho penzato che non si può stutare la luce nel deserto e allora Pasquale aveva raggione a alluccare: quacche cosa di strambo stava succedendo.

Poi ci siamo addormuti pecchè eravamo accisi dal viaggio. Ma quel carrarmato girava intorno a noi e ci faceva stare abbastanzamente sicuri.

Quando alla matina ci siamo scetati e c’era la luce del giorno, ci siamo accorgiuti che ci avevano fatto ospitati dentro al telone di un circolo cogli animali, ma erano animali strunzi e rincoglioniti pecchè erano del circolo. Ma il carrarmato si sentiva ancora e Pasquale disse: ma come cazzo ci sta un carrarmato acceso dentro al telone di un circolo? Ci siamo girati e lo abbiamo visto il carrarmato, che non era un carrarmato vero ma il domatore delle scimmie ca russava. Allora ce ne volevamo antare e Pasquale ha detto che era bona educazione salutare tutti ed è andato a scetare il domatore del carrarmato, che prima si è incazzato un macello perchè lo avevamo scetato e poi quando ha visto Pasquale ha acchiappato la frusta e ce l’ha data sulla schiena pecchè voleva che camminasse solo sulle zampe di dietro.

Lo aveva scambiato pè nu scimpanzè e io ci ho detto a Pasquale ca si s'era faceva i cazzi suoi e si era stato zitto, forse già stavamo alla stazione dei treni a pigliare la coincidenza pè Pompei sul binario uno.

Quello il domatore continuava a chiavare la frusta sulle cosce di Pasquale comme a un disperato e Pasquale alluccava come se lo stessero frustando. Allora io ci ho detto al domatore che Pasquale era Bearzot, che assomigliava alla scigna, ma non era una scigna. Allora il domatoro ha cacciato fuori un foglio e ha voluto un autografo da Pasquale.

Così ce ne siamo andati con Pasquale che mi baciava le mani e mi chiamava S. Catello. Si vede che ne aveva abbuscate assai! Ci avevano venute le visione religgiose.

Il treno pè pompei lo abbiamo perso, ma sul binario due era in partenza il locale Pariggi-Castellammare. Abbiamo salito sulla carrozza e siamo fatto ritorno  a casa.

Pasquà, ma lo sai che veramente me pari na scigna?

scimmia

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categoria : pariggi-dakkà

postato da Signurinella alle ore 08:44
mercoledì, 14 novembre 2007

Ammò, Tesò, Vita Mia!
Lo sa solo San Catello quanto mi manchi, in questi giorni ca pure la cammarera marocchina se n'è andata a farsi il Barabam coi parenti suoi sceicchi e qua siamo rimasti solo io e Pasquale....
Pasquale è 'nu bravo guaglione, Ammò, tu lo sai che io ci sono affezionata che neanche a un cane, e debbo ammettere che in effetti Pasquale proprio un cane sembra, per come sbava e latra e ringhia a chiunque si avvicina ammè.
Stamattina, però, il tuo caro barboncino obeso m'ha fatto fare l'ennesima figura dimmerda e per questo io mò mi sono trovata costretta a darci una punizione.
No, Ammò, niente di eclatante.
L'ho soltanto incatenato mani e piedi alla porta scorrevole dell'ascensore, e così quando ogni condomino cerca di fare salire o scendere il tram a muro, Pasquale struscia avanti e dietro il pavimento.
Ci ho detto che se usa bene la lingua, poi il capocondomino gli fa pure un presente per come ha lucidato bene il marmo dell'ingresso.
E comunque, ecco il fatto.
Devi sapere, Tesò, che stamattina ti ha cercato telefonicamente l'assessore amico tuo.
Diceva così che pare che i comunisti vogliono fare cadere l'aggiunta comunale, e quindi l'assessore voleva l'aiuto tuo.
Io dissi all'assessore che tu eri fuori per lavoro, e quando lui mi chiese se stavi a Secondigliano...
Ebbè, Ammò, ammè mi pigliò un tale feroce incazzamento che chiesi a Pasquale se c'aveva un altro revolvèr.
Comunque, l'assessore si scusò e disse che le scuse voleva venire a farmele di persona, con un tono tutto gentile e affascinante che io non gli ho potuto dire di no.
Così, mi sono messa una cosa sobria sobria, mi sono cotonata i capelli ed ho atteso l'assessore.
Pasquale, per dimostrarci la nostra confidenza e semplicità di costumi, lo accompagnò nel salone, dove io, nel mio abito da sera nero e verde di Versace, stavo seduta composta sul seggiolone capitonnè che ci regalò il cognato di Zia Concetta.
"Maronna, e che è, Elisabetta d'Aragona????" ebbe la sventura di dire il segretario dell'assessore vedendomi, e subbito Pasquale, con uno scatto felino che manco il Puma delle scarpe mie, lo ha azzannato alla gamba e c'è voluto natale e capodanno per toglierci dalla bocca il povero segretario...
Inzomma, una volta salvato il segretario, l'assessore mi disse che aveva bisogno dell'asilo tuo per risolvere questa faccenda dei comunisti, che in aggiunta scassano le palle e fanno ammuina e mò pare che si vogliono appulizzare il sindaco Cuocolo per metterci un comunista come a loro.
Io glielo dissi all'assessore che tu non ti occupi di politica, che a te il comune ti interessa solo perchè ci tieni due o tre appalti, roba piccola, eh, che nun conta...
Ma l'assessore disse che se vincono i comunisti tu col cazzo che fai gli appalti.
Disse proprio così, col cazzo, e tu sai che ogni quale volta viene pronunciata in mia presenza - o meglio dire in tua assenza - la parola cazzo, Pasquale si incazza come un cammelliere musulmano quando ci toccano il culo alla moglie.
Com'è, come non è, si è avventato sull'assessore che sembrava il Tegevè per Lione, e ci ha dato tante di quelle mazzate che il poveruomo ha iniziato a guaire come un cagnolino ed a quel punto Pasquale s'è ricordato il documentario che ci hai fatto vedere tu l'anno scorso e quasi quasi lo sottometteva, l'assessore.
Ammò, gli ho dovuto sparare, capisci?
No all'assessore, a Pasquale!
Un lavoro pulito, Ammò, una strisciatina...
Manco i punti ci hanno messo, giusto un cerottino co Paperino come piace a lui, ma l'assessore era salvo, Tesò!
Inzomma, calmato a Pasquale, ho ascoltato quello che l'assessore aveva da dire a te e che qua tostamente riferisco.
Dice l'assessore che l'aggiunta comunale cade (e del resto, se è aggiunta sfido io che traballa e cade. Comunque...) e quando che un'aggiunta cade come tu ben sai e mi insegni si devono fare le elezioni.
Mò, l'assessore vuole che tu ci dai una delle tue capaci mani nella campagna elettorale.

L'assessore infatti si ricorda il plebiscito che elesse a sindaco nel 93 il tuo amico fraterno Tonino Marincolo, e soprattutto si arricorda, l'assessore, le persone che, quando andavano a votare a Marincolo, passavano prima a salutare Pasquale e l'altro amico tuo, che stavano ai lati della porta del seggio come a due bronzi di riace, che era una scena così bella che a me mi venne l'istinto di cavarci un occhio, a Pasquale, per farlo assomigliare al bronzo di riace.


Quindi, dice così l'assessore, sarebbe assai gradito un tuo fattivo intervento nella campagna elettorale, che tu si sa che conosci un sacco di gente e stiamo tutti sicuri che quelli che tu non conosci a te, invece, ti conoscono benissimo, che tu sei uno che deve andare a mettere le mani nel cemento a Broadway per quanto hai fama, ed infatti sei famigerato, lo dice pure il Vice Questore.
Mò, io coll'assessore non mi sbilanciai più di tanto, anche per non cadere dal trono come l'aggiunta comunale, però penso che solo tu puoi mettere le mani su questa problematica, e quindi ci dissi all'assessore che sì, ti avrei riferito le cose e ci avrei messo una buona parola.
Ammò, Tesò, Vita Mia!
Secondo la mia modesta ed umile opinione, solo tu li puoi aiutare, a cacciare questi comunisti.
Epperò...
Ebbè, Ammò...
L'assessore, nel mentre che mi salutava baciandomi le mani, mi volle lasciare un promemoria.
L'assessore l'ha chiamato gàgget, pare sia 'na cosa che si arregala alla gente per farci ricordare quello che deve fare.
Ci ho scattato una fotina, accussì la vedi e te ne fai capace.
Epperò, Ammò...
A te nun te fà impressione?
Brrrrr.....
Diccì
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categoria : politica

postato da Milionapoli alle ore 09:44
domenica, 11 novembre 2007

Pasqualino mio, Pasqualino mio. Mettiti setuto commotamento commoto che ti devo dare una notizia che forse ti farà smantruppare i ginocchi: Pasquà, io e l’annammurata mia abbiamo deciso che voliamo a nozze, insieme tutti e due, mano a mano e core ingrato.

Pasquà, nun fa quella faccia che nun t’abbandono. Ti porto cummè pure dentro al viaggio di cozze.

Mò però mi devi dare una mano che aggia scegliere un po’ di posti dove si svolgerà il viaggio di cozze, mio e dell’annammurata mia. E pure il tuo Pasquà, ho capito e nun m’esaurire! Ti ho detto ca sì, vieni pure tu! Uffà, Pasquà.

La primma cosa che devo fare è cercare un’aggenzia che organizza i viaggi organizzati apposta pe gli sposini nnammurati. Ti arricordi quello che abbiamo conosciuto alla Reggia di Caserta pè Pasquetta, quello co la capa pelata che stava vicino a noi a fa il picco nic cu la coperta pe terra? Quello che si mangiava il formaggio che ci dava i morsi direttamente dalla forma intera? Quello che singoiava le mozzarelle sane sane senza masticalle? E’ quello là. Quello c’ha un’aggenzia a Casale di Principe e organizza i viaggi organizzati.

C’ha pure i depilantes dove ci formaggi[1]stanno scritti i posti che ci manda i sposini, co le fotografie a colori. Sì, Pasquà…tutte a colori.

Sul depilantes ci sta scritto: Prima tappa a Marcianise, e io porto all’annammurata mia a vedere comme si fanno le mozzarelle di bufala in un casificio overo, origginalo. Ci possiamo stare due giorni.

 Altri due giorni la vorrei portare in montagna a respirare l’aria raffinata e senza manco un poco di smoggo. Avrei penzato a portalla sopra al Vesuvio, ma la devo tenere sempre pe mano pecchè ho paura che poi cade dentro alla bocca del cratero e poi pè rivedella devo mettemmi a aspettare che il Vesuvio si mette a ruttare un’altra volta.

marePoi ci vuole pure un po’ di mare pecchè il tottoro metico mi ha detto che lo iodosan fa molto bene ai polmoni respiratori. Allora la porterei tre giorni a fare i bagni a Pozzano. La ci sta l’acqua pulita assai pecchè ci hanno fatto pure l’aspiratore che pulisce l’acqua del mare. Sinceramente con onestà, l’acqua ancora non è molto azzurra pecchè l’aspiratore ce l’hanno piantato tre mesi fa. Ma ci devo fare attenzione pecchè quando lo mettono in moto aspira troppo forte e non voglio ca si suga l’annammurata mia spazzaturae poi me la scarica in mezzo ai rifiuti dove vanno a scaricare i camion della monnezza, quando si ricordano di passare a raccogliere la monnezza.

E pè finire Pasquà, ho pensato pure a fare un po’ di sciopping con l’annammurata mia, pecchè una femmina quando ci fai fare lo sciopping ti ama cchiù assai. Allora ho messo da parte 63 euri da spendere tutti in una volta sola. Pasquà, 63 euri che si può comprare tutto quello che decide e che ci piace. Tutto, Pasquà, senza batare a spese. Azz! E allora la porto a Giffoni Valle Piana dove tutti i giovedì mattina fanno un mercato generale (generale, Pasquà!) dove ci sono tante di quelle bancarelle che all’annammurata mia ci gira la testa.

Poi ce ne torniamo a casa e scateno le mie marmitte per il giro panoramico: S. Maria a Vico, Mercato, Vassi, Chieve, Curti, Curticelle, Sovvieco, S. Giovanni, S. Caterina, Terravecchia, Ornito, Catelde, Sardone. 

Marona mia Pasquà, tutte mete turistiche conosciute non solo in Italia, ma che dico, in tutto il mondo.

Mò però devo penzare a organizzare tutte le altre cose pecchè in un matrimonio mica è importante solo il viaggio di cozze!

Che dici Pasquà, comme ci arrimarrà l’annammurata mia, a bocca aperta?

 

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categoria : viaggio, monnezza, cozze

postato da Milionapoli alle ore 14:31
domenica, 04 novembre 2007

500

Pasquà, vieni cummè, ca mi devi dare qualche consiglio. Stasera devo passà a prendere l’annammurata mia co la machina e voglio sapè si te piace. Pasquà mi devi dire che figura ca faccio.

Eccola qua, Paquà. Guarda che robba,che bomba. Al paese mio ce l’ho solo io ‘nu bolide accussì.

Gomme larghe, Pasquà, che escono 10 centimetri pe parte dallo scissì. I cerchioni so’ cromati e talmente lucidi ca te ce può fa ‘a barba. E ‘e marmitte Pasquà, che mi dici d’e marmitte? Quattro, cromate, venti centimetri all’una, bocca larga e pronte a sputà fummo, scintille e botti. Quanno che passo pe le vie, la gente accummincia a buttà la robba dai balconi ca si penza che è capodanno. Nu casino infernale ca quello il Comune ha stanziano ‘na TASCA FORSE di dodici motociclisti apposta pemmè. Io avanti e loro dietro ca me pare nu carosello e nun mi acchiappano mai. Pasquà, io so omme!!marmitta

Eppoi, guarda qua: ‘o cofano posteriore semiaperto pe ce dà l’arodinamica a tutto l’ambaradàn. Maròò!! E i teggicristalli co le alette pure esse cromate, p’ acchiappà le gocce d’acqua primma ca si azzeccano sul vetro. Pasquà il musso davanti è tutto sbassato ca si piglio nu sasso davanti lo schizzo a cento metri, ca ‘na fionda nun ce la farebbe. Scasso tutte le vetrine dei nigozzi e la TASCA FORSE sempre dietro cu le sirene spianate. Che ammuina, Pasquà quando passo io. La gente già me lo immagino quello che dice: quello è omme Nicò, mica comme a te ca si n’omme emmerda, ci dicono tutte le mugliere ai propiti mariti ammaratati.

Ti sei pulito il culo del calzone, Pasquà? Occhej, trase.

E dentro, Pasquà! Vienete a t’assettà, lato passeggero ca si solo uno si prova a assettarsi al posto mio me lo mangio quandevvero S. Catello.

Il cruscotto è in similpelle rosso, lucidissimo ca c’ho dato lo sprai che serve pe lucidà il cruscotto e l’ho ripassato col panno di lana sennò azzeccava tutto. Sotto allo specchietto ci sta il rosario che mi arregalato la nonna Cuncetta ca porta fortuna e l’abbro maggìc alla fragola di bosco ca si me puzza il fiato l’annammurata mia nun se ne accorge. Azzeccata al cruscotto la fotografia di Patre Pio e quella di S. Catello ca me parono che so due amici e mi proteggono contro alle discrazie. Poi ci sta la cosa che si azzecca con la calamita ca ci sta scritto figlio mio nun correre, ma quello lo guardo poco. Guarda qua Pasquà, guarda il cambio. teschio_small[1]Al posto della pallina che ci va la mano pe cambiare, io l’ho svitata e sull’asta ci ho avvitato questa capa di muorto in ottone giallo che mi sono fatto filettare dal mio amico Giggetto che fa il filettatore e c’ha la cosa di ferro pè filettare. Ogni volta che cambio la capa di morto addiventa sempre cchiù lucida e quando scalo le marce che passo dalla quarta alla siconda, la capa di morto mi trema nelle mani e io ci dico: ah, tremmi pure tu, capa di morto? Io so omme , Pasquà e la TASCA FORZA che sta dietro cu le sirene a tutta forza, nun mi acchiappa.

Poi pe non fammi scivolà le mane dallo sterzo e pe tenè sempre la situazione in pugno, pecchè non ti scurdà ca io so omme, sullo sterzo ci ho messo la pelliccia di coniglio, a striature. Ma questo pecchè mò è inverno, e appena che arriva il calore, ci levo la pelliccia di coniglio e ci metto la copertura di gomma nera, quella tutta bucata pe fa respirà le mane.

E poi dietro, sopra all’ appoggiaoggetti, sotto al vetro di dietro posterioro, ci stà il pezzo forte di tutta la machina. Pasquà, guardalo ma non toccare ca si scassa: il canino che sta accucciato e fa così con la capa. A seconda di dove giro io, il canino gira la capa e sembra che ride e vede chi ci viene dietro. Alla TASCA FORSE che ci insegue da dietro, a vedere quel canino ci ggira le palle pecchè loro si scavezzano il collo pe acchiapparmi e il canino ci ride in faccia e dice si con la capa. Speriamo che all’annammurata mia ci piace il canino che sta dietro, pecchè ammè mi pare una cosa troppo romantica assai.

Vuoi sentire il clacsòn, Pasquà? Si? E tiè, tiè. Sona tutto il primo pezzo d’o Surdato ‘nnammurato e se giro questa manovella si sente pure ‘o piscatore ‘e pusillico. E mentre fori sona ‘o clacson, dentro alla machina si appicciano tutte le lucelle pissechedelliche ca mi sembra ‘na discoteca.

Stasera ‘a voglio fa ascì pazza  annammurata mia!! Quannevverosancatello!!.

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categoria : a macchina mia

postato da Milionapoli alle ore 17:02
mercoledì, 31 ottobre 2007

toto[1]

OGNI ANNO

IL DUE NOVEMBRE

C'E' L'USANZA PER I

DEFUNTI DI ANDARE

AL CIMITERO.

OGNIUNO LL'ADDA FA

CHESTA CRIANZA;

OGNIUNO ADDA TENE'

CHISTU PENSIERO.


Pasquà, sei andato a comprà i fiori? E già, quello il 2 novembre so i morti e tutti quanti andiamo al cimitero. Pasquà, ma lo sai che ci sono alcune cose che non le capisco proprio?

Tanto pe cominciare: ma pecchè Pasquà i morti devono venire il due novembre?

Quello già il tempo fa schifo, chiove e butta il vento, ‘e foglie se ne scendono dagli alberi e fanno ‘na zuzzimma sopra alle strade che si nun stai accuorto scivoli e ti scamazzi una gamba, ‘o cielo sembra quello di Milano tutto griggio ca nun te dà speranza, ‘a gente comincia a dire che è arrivato l’inverno, ‘e giornate s’accorciano che alle cinque è già notte, e che ci vanno a piazzà in questo quadretto? I morti.

Vabbuò Pasquà, ho capito che ormai è così da molti anni, ma io facevo sulo nu pensiero, ma tu non capisci proprio niente di uno che fa i sofismici!

Eppoi amico mio, ma siamo sicuri che è la festa dei morti? A me mi sembra cchiù quella dei fiorai, che in questi giorni si incassano ‘na botta di soldi che solo Dio sa, e che si se ne accorge Prodi, lo senti che tarantella: ci fa giurare se siamo congrui coi morti dichiarati.

Pasquà ammè mi da nu fastidio a passà davanti ai cimiteri il giorno dei morti e vedè tutte quelle machine parcheggiate ca pe truvà nu posto ce vò ‘a raccomandazione d’o sindaco. Poi entri dentro e vedi tutta quella gente che si mischia in mezzo alle tombe, e camminano ca mi sembrano zombi e nu capisci cchiù se i muorti so quelli sotto terra o quelli sopra.

Tutti vestiti belli comme se fossino andati a nu matrimonio, tutti coi fiori in mano, i lumini, ‘o sicchio cull’acqua pe lavà ‘a faccia ai muorti loro. E po’, Pasquà, si stessino zitti in quel posto, sarebbe na bella cosa. Macchè!! Alluccano, ridono, si salutano comme fossino invitati tali e quali. Uhhh!!! È morto pure ‘o professore!! Maròò, hai visto che è morto Gennarino! Pover’omme! Uhh, Mimì, ma hai visto chi è morto? Quillo era giovane! Cuncè, te la ricordi a quella che faceva ‘a puttana? E’ morta pur’essa? E ci sta bene, cu quante mugliere ha fatto chiagnere!

Pasquà, è na schifezza!! E po’, dico io, ma è possibile ca ce ricordiamo dei muorti solo il due novembre? Ma pecchè, mammà ci faceva le carezze solo pè le feste comandate? Nun dormiva la notte se stavamo poco bene, solo una volta all’anno? E papà? Andava a scassassi la schiena pè noi solo il dieci aprile o il sette agosto? E ‘o nonno ci voleva bene e ci uscivano le lacrime agli occhi solo una volta all’anno?

E pecchè Pasquà, noi ci scurdiamo dei morti tutto l’anno e solo il due novembre ci facciamo belli, ci accattiamo i fiori e ci mettiamo in fila come a tanti stronzi?

Ammè Pasquà, sta cosa mi fa schifo!! Pure attè?

E bravo a Pasqualino mio, ecco pecchè tu si nu scassacazzi, ma io ti voglio bene 'o stesso.

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categoria : cimitero

postato da Milionapoli alle ore 17:44
lunedì, 29 ottobre 2007

850Pasquà, siediti. Ti voglio raccontare che ieri ho portato l’ammore mio a pranzo fuori. Si lo so che devi andare al bancolotto, ma statte cujeto che quello ‘o botteghino chiude alle sette e mezza.
Inzomma Pasquà. La avevo telefonato e ce lo avevo detto e lei mi aveva detto chessì, che ci faceva piacere di venire a pranzo cummè medesimo. L’appuntamento era a mezzogiorno meno dieci preciso, sotto a casa sua.
Così, per non fare tardi, alle sei meno dieci ho uscito di casa mia e ho andato nel garaggio. Con il cane di pezza attaccato al bastone, ho levato tutta la polvara dei vetri e dai tutti i finestrini e pure dai seggiolini e dal cambio. Ho sputazzato sulli specchietti e li ho asciugati con la manica della giacca di velluto. So venuti lucidi lucidi con qualche strisciatella.
Ho messo in moto la mia 850 cupè e l’ho salita per la salita del garaggio. Tutta la gente si è affacciata ai balconi perché le quattro marmitte facevano un rombo della Madonna. Ho salutato tutti con la mana e so andato da Peppe il benzinaro.
Ci ho detto: Pè mettimi dieci euri di benzina di quella buona. E Peppe mi ha detto che si e mi ha messo la benzina verde, azz!! Hai capito Pasquà, mi ha messo la verde che così corre più assai.
So arrivato sotto a casa dell’ammore mio alle otto e venti e siccome non sapevo che cazzo fare affino alle dodici meno dieci, mi so messo a sentì le cassette col reggistratore che si mangia i nastri.
Mi so sentito due volte a Nino d’Angelo e dodici volte a Toto Cutugno, ma solo la canzona dell’italiano overo. Quando lei è venuta e è trasuta nella machina, ci ho detto di attaccarsi le cinte pecchè mo si faceva i vermi addosso.
Pasquà, ho titato la primma per tutta la sagliuta del Santuario della Vergine, e la 850 fummava che era ‘na bellezza. Pure ‘a Madonna me sbatteva ‘e mane. Le quattro marmitte ci cantavano ‘o sole mio alla mia annammurata. Bobby Solo alluccava dentro al registratore Una lacrima sul viso, ma sul viso della nnammurata mia si era azzeccata la paura. Pasquà, io lo so comme si conquistano le femmine, accussì.

apertoEmbè, Pasqualino mio, siamo arrivati al ristoranto e c’era apparicchiato nel ciardino. Tutta bella gente, ambiente pulito. Ma a lei ci faceva un pò schifo e abbiamo deciso che volevamo mangiare dentro, nella sala apparicchiata






localeE siamo entrati dentro.
Il locale stava ancora vuoto e mi sono scusato con il cammeriero che non avevo prenotato e quel cafone mi ha risposto che non era il cammeriero e nun ce ne fotteva un cazzo che io non avevo prenotato. Ci siamo assettati e mi ho assettato a capotavola pecchè io so l’ommo e la femmina deve stare vicino a me e no a capotavola sinnò con la gente facimmo ‘na figura emmerda.
Io ci ho detto alla annammurata mia che mo ci portavano il menù e che prendevamo i panzarotti con salame e mozzarella di Marcianise di antipasti e poi faggioli e cozze e na bella frittura di ciacianielli. Lannammurata mia faceva un po’ la faccia schifata ma mi ha detto perché faceva freddo. E io ci ho detto che mò appicciavano i scaldamenti. Ma non li hanno appicciati i scaldamenti.
Poi è venuto un cammeriero vecchio tutto vestito ‘na chiavica, e io ci ho detto complimenti comme siete vestito all’epoca, è digestivo. Lui mi ha detto che non era il cammeriero e che era vestito cò li soli panni che teneva e che non si cambiava i cazoni e la cammisa che erano sette mesi.
Ci ha scatazzato due sacchetti di plastica sul tavolo e dentro c’erano: una banana, un tozzo di pane un po’ siriticcio, mezza fetta di frittata di pasta e ‘na bottiglietta di acqua senza la tichetta che doveva essere minerala del Comune.
Abbiamo strafocato tutto e ci dicevo alla nnammorata mia se era contenta e lei a un certo punto ha vommicato tutto, ma mi ha detto pecchè faceva freddo.
Allora mi so incazzato e ho cominciato a alluccare pecchè non appicciavano i scaldamenti. E allora so venuti quindici cammerieri che poi mi hanno detto che nun erano cammerieri, tutti vestiti cò stracci zuzzusi e che puzzavano e ci hanno messo dentro alla 850. E io mi so incazzato e ho sgommato. Così imparano quei cafoni.
Quando la ho lasciata sotto a casa sua, la annammurata mia mi ha detto che vuole un po’ di tempo pe pensacci.
Ma a che deve pensà secondo te, Pasquà??
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categoria : ristorante

postato da Signurinella alle ore 13:08
venerdì, 26 ottobre 2007

Ammò, Tesò, Vita Mia!!!
Mi approfitto di questi minuti di calma per lasciarti nella tana tua intellettuale i miei penzieri di ammore verso di te, che sei sempe il più migliore di tutti, anche se le Fiamme Gialle nun o'vvogliono capì e ti preseguitano comme a 'nù Ggesù, ma tu col cazzo che ti fai mettere in croce, tu piuttosto spari a tuttecose e ti saluto e sono.
Pascale è ascito a fare la spesa colla cammerera marucchina, e tutti li guardavano, sotto al portone, cà si penzavano che c'era o' Circo Orfei con la negretta che si portava appresso o'babbuino.
E mò io sto qua da sola e ti pozzo scrivere in santa pace, che quanno c'è Pascale io al computèr non mi ci posso ammanco avvicinare cà u' strunzo ringhia e latra.
Mò, tu ce lo devi spiegare a Pascale che a me o' computèr m'asserve ppè ttenè a' contabbilità dell'impresa nosta e che nun me passa manco p'à capa e' cciattà...
Comunque, io mò questo discorso lo lasciassi apparte, che so io come lo devo assistemare a Pascale, che ho fatto una modifica piccola con le mie manine sante o' computèr ca quanno Pascale s'avvicina e ci mette e'mmani ancoppa o' computèr lascia una scarica elettrica ca poi Pascale lo usiamo come inzegna luminosa.
Ebbè, Ammò, tu mò tieni solo da assapere che io vivo solo per domani ammatina, quanno siento e' marmitte da Mercedès tua uscire dalla tangenziale e venire ammè, ca ti aspetto per quel famoso pranzo romantico cà m'è prumesso...
Ammò, io qua sto pigliata dai Turchi!!!
Mi vesto e mi asvesto cento vvote all'ora, ca niente mi pare adeguato all'occasione del pranzo nostro romantico.
Ebbè, Ammò, io mò sarei per mettermi il tubbino nero longhètt e o' cappiello colla nocca di seta, comme a chilla famosa attrice iuesèi ca andava 'ncoppa a Vespa.
Che poi, se il tubbino se lo metteva lei p'andà 'ncoppa a 'nu motorino, io ca tengo l'ammore mio col Mercedès minimo m'aggia mette o' cappotto e' visone, non penzi Ammò?
Mi diceva Pascale cà o' ristorante addò tu me puorte è 'nu posto molto alternativo ed allamoda, 'na cosa moderna dove la gente sta azzeccata per entrare tanta è la fila.
Uno di quei posti addò ce stanno e' camerieri in divisa come a carabbinieri, epperò mi diceva e riferiva Pascale che tengono dei costumi molto particolari, con i crocifissi ed i guanti, e quindi io nun volessi assomigliare alla classica cafona arricchita cà si mette o'visone ppè annà a 'nu ristornato moderno.
E quindi, Ammò, Tesò, Vita Mia, che sei bellissimo e sei alto ed io ti amo quant'evvero San Catello che mi deve appicciare tutta la collezzione di Paciotti si te dico 'na falsità, io se tu sei daccordo mi mettessi al posto del cappotto di visone cà è troppo impegnativo quella mantella di cashmìr bordata di tigra che tu mi apportasti quanno sei andato affà o' safari...
Ebbè, se tu sei daccordo io alla cammarera marucchina appena torna ci dico che me la deve stirare, che tu sei generoso e buono epperò tieni 'sto brutto vizio che le cose che mi arregali le devi annascondere in modo che poi le trovo tutte scamazzate.
Che poi che tieni da nascondere, dico io...
Quelli i commercianti le cose buone te le arregalano pecchè tu gli vuoi bene e gli tieni la mano sulla spalla come San Catello, che sei il loro supereroe che li protegge e li aiuta nei momenti di difficoltà, visto che sei ricco e ci puoi prestare i soldi senza nulla appretendere sennò un po' di rispetto e qualche spicciolo per i ragazzi meno fortunati, cà tengono famiglia e si trovano in momenti di disaggio a guardare il sole a strisce comme chillo televisore cà regalammo a Zia Concetta, che dal primo momento non si assintonizzava e poi giustamente tu, Ammore, che sei un uomo giusto e onesto e ppè 'ste cose t'incazzi, ci facesti quello scherzo al MediaCentèr che trovarono tutte le saracinesche scassate...
Comunque io aspetto con anzia le tue decisioni, e sempre mi ammanchi e tengo la nostalgia...
Epperò, Ammò, adesso ti devo proprio lasciare, cà siento 'na strana ammuina sotto o' portone...
Ciao, Ammò.


Ps: Ammò, e basta mò!!!
Io nun c'a faccio cchiù, Ammò!
Ammò, io nun pozzo passare la vita mia in questa maniera, ammò.
Ammò, io a Pasquale lo scamazzo comme a 'nu scarrafone, ammò, io quant'evvero San Catello lo voglio sentire che la schiena ci fa cràc sutto all'anfibbi miei di Paciotti.
Ammò, hanno arrestato a Pasquale.
Quella la cassiera d'ò minimarkèt nun c'aveva cinque centesimi ppè ccè dà o'resto e chillo strunzo che penza di fare, quando la ragazza ci dice che è un probblema?
Ammò, ha messo la Beretta 'ncoppa o'rullo!!!!
E ha fatto pure o'spirituso, ca ci ha detto alla cassiera "Io nun penzo che i probblemi tuoi non si possono arrisolvere, tengo qua la soluzzione d'ò rebus...".
Morale della favola, tenimmo 'na gazzella sotto casa (ca la cammerera marucchina se penzava che stava nuovamente in Affrica e s'è messa a chiagnere comm'a 'na funtana che tiene o' male d'Affrica, quella strunza...), o'ViceQuestore al telefono aggridava come le sette Furie e Pascale sta là, che si pensava che ci hanno messo i braccialetti nuovi di Paciotti ed ha allungato dieci euris al polizziotto pè ss
è fa fà a futografia, ammò, e così mò ci hanno contestato anche la corruzzione.
Ammò, io nun c'a faccio cchiù.
Io penzo che a  Pascale gli capita quaccosa, Tesò.
Quaccheccosa di serio, Ammò.
Ti aspetto e ti attendo con anzia, Tesò.
Pascale non so se lo rivedi, ma te lo saluto, ammore, te lo saluto io.
Gli do un saluto estremo pure annome tuo, Ammò.



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categoria : romanticismo, pascale, signurinella

postato da Milionapoli alle ore 17:09
mercoledì, 24 ottobre 2007

tir

Pasquà, vieni qua che ti devo parlare. Come, tieni che fare? Pasquà, non hai mai fatto nu cazzo in vita tua, e proprio mò tieni che fare?

E che teneresti da fare? Ma va, va! Al bancolotto ci vai più tardi. Mò siediti e sentimi.

Dunque Pasquà., la summana che entra sarebbe la festa di me e della mia ‘nnammurata. Facciamo di preciso due settimane, sei mesi e un giorno e la vorrei portà in pensione.

Ma quali contribbuti,deficiente. In pensione in vacanza: tutto compreso, solo dormire senza mangiare. Ci voglio organizzà na luna di miele di acacia, che la mia ‘nnammurata deve sembrare l’ape reggina che si fotte ‘a mosca zezzè.

L’idea mi è arrivata pecchè ho vinto un viaggio con i punti dei fustini del Dash. Due persone, tutto completo, tranne il viaggio e il mangiare.

La signurina dell’aggenzia mi ha fatto vetere tutto il depilantes, colorato a colori e ha detto che l’abbergo si chiama Abbergo e sta in provincia di Copenaghèn. Come nun sai dove sta! Sta sopra a Pariggi, ma ancora più sopra, diciamo tra Pariggi e la fine della paggina dell’atlante geografico.

Allora Pasquà. Il problema del dormire è aggiustato. Mò dobbiamo pensà al viaggio. Ci vorrebbe na pensata ‘ngegnosa.Tu che dici?

Pasquà, comme si brutto quando piensi!! E nun fa quella faccia ca si spreme! E chi è Ciccillo. ‘o frate ‘e Gennaro, he.  ‘O zio ‘e Peppino? Eh.

Pasquà, ma si io nun conosco a Ciccillo, come posso conoscere il fratello o lo zio di uno che non conosco? Si nu minorile mentale, Pasquà. E che fa stu Ciccillo? L’autotrasportatore che tiene il TIR e che gira l’Europa? Azz, Pasquà si nu genio. Vieni qua, fatti baciare.

E che dici, secondo te ci porta a Copenaghèn? Come? Dentro al cassone con la merce trasportata? E vabbuò, meglio ca niente.

 E dimme ‘na cosa Pasquà, che trasporta dentro al TIR Ciccillo? ‘e vacche d’o Cilento?...Ma si sicuro Pasquà?

Mannaggia, ma non tieni un amico che trasporta che ne so: bomboniere, cioccolata al latte, bombe a mano? No? Solo vacche?

Vacca care, Pasquà!!

 

no tir

 

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categoria : sorprese

postato da Signurinella alle ore 13:32
mercoledì, 24 ottobre 2007

Ammò, Tesò, Vita mia!
Innanzitutto, grazie che mi hai dato le chiavi di questo tuo rifugio intellettuale.
Io prometto sull'amore che ti porto che lo tengo in ordine e cerco di non incazzarmi troppo per le femmine che ti commentano, che tanto tu appartieni solo ammè e queste zoccolelle io magari le scamazzo con i tacchi a spillo di Paciotti che mi accattasti tu a Milano, ammò.
Comunque, io lo so che tu ti fai un mazzo tanto, e che mò stai chissà dove 'ncoppa o' motoscafo a portare la merce...
Io lo so che tu ti fai il mazzo pecchè amma levare a K dalla macchina nostra e ci dobbiamo mettere la R, e poi con la nostra macchina nuova nuova che vedi accà ci dobbiamo andare a parcheggiare sugli scogli di Amalfi e con gli sportelli aperti come le ali di gabbiano dobbiamo fare le cose nostre, che dobbiamo sembrare noi pure due gabbiani o meglio due albatri nel periodo dell'amore.

SLR-McLaren Io lo so che quando tu parti - che io mi ti immagino come a 'nu pirata tipo Johnny Depp 'ncoppa o' motoscafo, solo che o' ViceQuestore dice ca non sei 'nu pirata ma 'no trafficante, e vabbuò... - mi lasci a Pasquale come cane da guardia, e Pasquale quello fa.
Solo che 'sto cazz' è Pascale tene emmani troppo lunghe, e poi finisce che come ad oggi succedono casini.
Ammò, sentimi, io nun o' volevo fà...
Ma nun c'ho visto cchiù, me sò 'ncazzata e quando io m'incazzo divento terribbile come a Medusa.
E' successo 'sto fatto, che io m'ero accattata uno smalto argentato di Versace per i piedi, che me lo dovevo mettere coi sandali per andare a cena cò ttè a Positano, che magari fa friddo, però attè ti piacciono i sandali...
Ebbè, ammò, tu o' ssaje ca io quando devo fà cuntento attè non bado a spese, e quello smalto io l'ho pagato la bellezza di 30 cocozze.
E che va a capitare?
Che io mi torno dalla profumeria, e per leggere o' messaggio tuo poggio la boccettina 'ncoppa o' trumò e m'a scuordo.
Epperò Pascale a' vede e che penzata fa?
Che chillo smalto è buono ppè ritoccà i graffi d'à SLK, e si piglia la boccetta e vai col liscio.
La macchina mò pare nuova nuova nuova - quasi non si vede che hai avuto quella piccola gara coi carabbinieri a Castellammare... - però o' smalto mio da 30 cocozze è finito.
Ammò, quando ho visto la boccettina vuota m'è pigliato il diavolo in corpo ed ho avuto una piccola discussione cò Pascale.
Quando poi l'ho capacitato, a chillo strunzo, che la robba mia non la deve toccare manco con lo sguardo, Pascale non si è sentito molto bene, e stava là a terra tutto scurnacchiato, e non arrispondeva manco se lo chiamavi con le trombe del giudizio universale.
Così, ho chiamato prima il 118, e poi l'avvocato, che m'ha detto che era impegnato però lui la discussione che ho avuto cò Pascale nun la chiama discussione ma "colluttazione", e che dovevo stare tranquilla che c'avrebbe pensato lui...
Io però non mi sentivo tranquilla, e così dall'ambulanza (ammò, che emozione la corsa a sirene spiegate!!! Che è tanto bello che stavolta io stavo insieme alla sirena e non DAVANTI....) ho chiamato il ViceQuestore, che m'ha detto di dire ai medici che Pascale aveva avuto un incidente domestico cadendo dalle scale.
Inzomma, all'ospedale i medici hanno chiesto a Pascale cos'era successo e lui non arrispondeva, e poi gli hanno fatto delle domande di cultura generale e Pascale ha arrisposto ed i medici hanno detto che sì, era davvero caduto dalle scale, e m'hanno chiesto che casa abbiamo, che 'sto puvariello s'è capicollato per quattro piani minimo...
Ed io ci ho detto ai medici che non sono cazzi loro, tanto più che Pascale, sentendo il medico che mi chiamava "Signorina bella", ha iniziato a ringhiare comm'a 'nu bulldog, e così il dottore s'è arretrato ed io me ne sono tornata a casa.
Mò, ammò, io non so a che ora torni tu, e siccome nun  te posso chiamà che 'ncoppa o' motoscafo o' telefono non piglia, ti lascio un messaggino qua.
Quanno torni, passi tu d'o' spedale a piglià Pascale?
Che siccome sta tutto ingessato, nella macchinina che m'hai accattato tu, ammò, cò tanti sacrifici pè m'a cumprà e restare pure a piede libbero, nun ci trase, e poi mi scoccia che magari qualcuno ci vede e penza che io me ne vado in giro con la mummia di tutankamòn, che me fa pure impressione, ammò.


Io avevo chiesto la cortesia al ViceQuestore, ma lui ha detto no, che Pascale non solo gli fa schifo, ma manco ce lo possono vedere in giro assieme, che se lo vedono cò Pasquale poi lo trasferiscono per incompatibilità ambientale e se trasferiscono il ViceQuestore dice lui che prima o poi trasferiscono pure a noi e poi ti saluto cene ad Amalfi, noi se ci trasferiscono la Costiera la vediamo solo in cartolina.
E poi io addò m'è mmetto i sandali di Guess che m'hai accattato tu, ammò?
Grazie, ammò, io ti aspetto a casa e mi manchi assai assai.
Ciao, tesò!
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categoria : pascale, casa nostra, signurinella, secondigliano mon amour

postato da Milionapoli alle ore 11:08
domenica, 21 ottobre 2007

Buongiorno guaglioncelli miei.esc Qua il discorso è lungo, troppo lungo. Mò, si tenete la voglia di sentire, bene. Altrimenti c’è chillu bottone add’o sta scritto ESC. Azzeccateci nu dito ‘ncoppa, ma piano si no se rompe ‘a tastiera, e buonanotte e baci.

Qua dobbiamo chiacchierìare di molte cose seriamente serie.

Scusa?

E che te ne fotte! Che differenza fa si io so’ masculo o femmina. Io so’ e basta. Qua quello che conta è sentire ‘o fattariello, quello che sta succedendo. Ti giuro che è nu cinema assai bello e sfizioso.

Protagonisti veri e propri non ce ne sono. Qua guadagnamo tutti uguale. Diciamo che i primi attori so a girare, a turno. Come quando i piccirilli giocano a pallone e in porta ci vanno un po’ per uno.

mercedes-slk-55-amg-7[1]Qua dobbiamo parlare di me, dell’ammore mio, di chillu strunzo ‘e Pasquale ca nun capisce proprio niente, dell’Avvocato ca se mangia ‘a gente viva, ‘o Vice Questore ca me vo’ bene ma me fa ‘ncazzà, ‘a Mercedès SLK parcheggiata 'ncoppa 'e scogli di Amalfi, ‘o revolvèr.

Ce sta pure ‘na botta ‘e Medioevo, cù qualche cavaliere scurnacchiato e ‘na Madama ca nun caca.

Come? ‘o confetto Falqui? No.Ahahahahah. nun c’entra niente. Ma mò che ci penso: tu conosci a Pasquale?

troisiE poi ci sta LEI: la Sala Giochi. Tutta da arredare. Per il momentototo ci stanno i quadri e i postèr appesi ai muri. Massimo & Totò. Madonna mia che impressione a vederli azzeccati a core a core. Chissà comme stanno facenno ridere tutto ‘o Paraviso. Me l’ha detto San Catello, ‘o Santo nostro.

La Sala Giochi è tutta da inventare. Per il momento avremmo visto un paravento bianco e nero, ma io ci ho detto all’ammore mio ca è meglio si fosse nero e azzurro e l’ammore mio mi ha detto che sì, forse è meglio nero e azzurro.

San Catello mio, aiutaci tu.

 

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categoria : presentazione